Storia di una botte.

La botte. L’elemento più prezioso.
Non può esistere un grande Aceto Balsamico senza una grande batteria di botti. Vi sono botti di diverse dimensioni e fatte con legni diversi.
È questo il grande patrimonio di una famiglia di acetieri. Più una botte è antica, maggiore sarà la sua capacità di regalare proprietà straordinarie all’aceto.

Etichetta come opera d'arte.

All'inizio dell’Ottocento nella provincia modenese non vi era una produzione di vetro e così la famiglia Giusti decise di riutilizzare le bottiglie di vino Lambrusco.
Un retaggio storico divenuto nel tempo una grande tradizione. Un segno di riconoscimento unico, indelebile, suggellato dall'inconfondibile etichetta in stile Liberty. Un connubio straordinario, che identifica il marchio Giusti nel mondo.

Maestria acetiera.

Segreto tramandato a voce di padre in figlio, l’Arte Acetiera è una delle più straordinarie tradizioni modenesi.Un sapere antico fatto di gesti e tradizioni non scritte di cui la famiglia Giusti è depositaria d’eccezione.
Fu infatti Giuseppe Giusti che nel 1863, in occasione dell’Esposizione Agraria di Modena, fissò per iscritto le regole d’oro per ottenere un “perfetto Aceto Balsamico: scelta delle uve, qualità dei recipienti e tempo”. Una testimonianza di valore storico, uno dei primi documenti esistenti che codificano i segreti dell’Aceto Balsamico.

Un elisir.

L’eccezionale densità, unita alla particolare dolcezza e ad una complessità aromatica straordinaria, donano all’Aceto Balsamico di Modena una versatilità unica.
Se in passato si usava utilizzarlo in prevalenza sul Parmigiano Reggiano e le fragole, oggi le sue potenzialità sono state riscoperte in tutto il mondo, con abbinamenti e utilizzi sempre diversi.